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Lettera aperta di Carlo Casini a Giuliano Ferrara   versione testuale

Ospito, più che volentieri, questa "Lettera aperta" di Carlo Casini a Giuliano Ferrara: un nuovo contributo al più vasto dibattito sulla difesa della vita, ripreso nelle settimane scorse grazie alla sua proposta di moratoria dell’aborto. E che ora, in vista delle elezioni politiche, con l’iniziativa di presentarsi con la lista "Aborto? No grazie", sta ancor di più infiammando il confronto, dividendo in particolare il mondo cattolico e lo stesso Movimento per la vita. Anche noi siamo contrari a una "lista di scopo" (pur se, alla fine, tutto serve alla causa della vita), convinti come siamo che la cultura della vita e i temi etici appartengono a tutti: laici e credenti; e che questi temi, non disgiunti dai problemi che oggi preoccupano le famiglie, non possono essere tenuti fuori dal confronto politico. A Ferrara, da vero opinion leader qual è, vada comunque il merito d’aver mosso le acque nel mondo laico, e d’aver rotto il silenzio (o l’indifferenza) dei media sul tema della vita e della 194. Che, a nostro parere, non è tabù, tanto meno un dogma.

(D.A.)
  

Caro Giuliano, ti ringrazio di aver pubblicato su Il Foglio il comunicato ufficiale del Movimento per la vita in merito alle prossime elezioni politiche. Esso giustifica anche il fatto che io, in quanto massimo rappresentante del Movimento, non ho aderito alla tua lista. Come sai ho tentato di dare più peso al tema della vita suggerendo l’aggregazione delle forze politiche che del riconoscimento del diritto alla vita, fin dal concepimento, facciano prioritario e dirimente scopo programmatico. Non ci sono riuscito. Devo tener conto della situazione concreta. Ora sento il dovere di spiegare ai numerosi lettori di Famiglia Cristiana, settimanale a me caro, il perché di questa scelta.

Prima di tutto, però, devo rendere testimonianza contro chi ti denigra sostenendo che la tua iniziativa è strumentale per non detti disegni politici. Non è così. Tu credi veramente, con intelligenza e passione, a ciò che dici e fai.

Ci siamo conosciuti da decenni proprio parlando di vita umana, quando tu militavi in uno schieramento fieramente contrario alle tesi che ti esprimevo. Ma i tuoi silenzi e la tua simpatia mi manifestavano, fin dall’inizio, quella profonda inquietudine che ora è esplosa con la persuasività della tua libertà e del tuo coraggio. Anzi, ti ringrazio – e, ne sono sicuro, con me ti ringrazia l’intero mondo cattolico – perché stai facendo emergere le nostre due fondamentali tesi: quella della centralità politica del diritto alla vita (non questione di sola coscienza individuale, ma questione primaria attinente all’architettura della società e, quindi, ai programmi dei partiti e alle condizioni delle alleanze); e quella della possibilità di incontro tra "cattolici" e "laici", proprio su questo punto.

Su questi due aspetti il pensare cristiano, nei trent’anni che ci separano dalla legge 194, ha lavorato molto. Come non ricordare, oltre alle miriadi di iniziative del Movimento per la vita, il quotidiano lavoro di Avvenire, di Famiglia Cristiana e di tutta la stampa cattolica, le straordinarie sintesi di Giovanni Paolo II (cito solo l’Evangelium vitae!) e di Benedetto XVI, fino all’introduzione della biopolitica nella Settimana sociale dei cattolici italiani? Ma tu hai saputo aprire una breccia nel muro dell’incomprensione, partendo dal versante dell’ostilità o dell’indifferenza. Dell’aborto, in questa campagna elettorale, si parlerà e molto, quale che sia l’esito della tua lista.

Questo è un gran merito. Eppure, ti ho esternato le mie perplessità. Se il tema della vita viene introdotto nella politica a pieno titolo, occorre usare fino in fondo anche la logica della politica. Bisogna, dunque, valutare le possibilità di successo elettorale, i rischi di una dispersione di voti – particolarmente grave nel sistema elettorale attuale – che potrebbe condurre a un’immagine mortificante del valore che si intende promuovere, il timore di favorire involontariamente proprio coloro che negano il diritto alla vita.

Inoltre, mi domando: può il Movimento per la vita abbandonare la linea, ripetutamente decisa, di restare estraneo ai giochi di partito? Una scelta radicata nella convinzione che la difesa dei bambini deve appartenere ontologicamente a tutte le forze politiche, e nella speranza di convincere tutti, fino a sognare una generale conversione di chi grida solidarietà e libertà e dimentica i più deboli e poveri tra i viventi.

La preziosa rete dei Centri e servizi di aiuto alla vita ha simpatie partitiche differenziate. Posso ignorare le storie personali e determinare pericolose divisioni? Unico comun denominatore è il fermo riconoscimento del diritto alla vita e la volontà di declinarne con coerenza le conseguenze, ma sulle strategie e sui mezzi per conseguire questi obiettivi possono sussistere legittime differenze.

Perciò, caro Giuliano, ti ho palesato il mio giudizio di inopportunità su una lista autonoma. Tuttavia, ora che essa c’è, ed è una testimonianza importante, traiamone il massimo bene possibile: che del diritto alla vita si parli in campagna elettorale, che anche altre forze politiche siano costrette ad abbracciare le nostre tesi come priorità e nella chiarezza (e quindi comprensive anche di una rivisitazione della legge 194 sull’aborto); che si svolga un ampio dibattito culturale (la tua presenza televisiva è prodigiosa!); che la tua iniziativa non porti a far vincere proprio coloro che poi in parlamento ci risponderanno con duri "no".

Carlo Casini,
presidente del Movimento per la vita